Giuseppe Raiola (Raimir)

Nacque il 26 aprile 1897.
Militò in prima linea nella I Guerra Mondiale fra i “Cacciatori delle Alpi” e poi fra gli “Arditi d’Italia”, ferito in combattimento a Vittorio Veneto e pluridecorato.
Uomo sensibile e amante della cultura, fu attore filodrammatico al Circolo Artistico “D. Morelli” e all’ E.N.A.L., organizzò concorsi per i presepi, manifestazioni di Carnevale, mostre; ebbe una passione particolare per la canzone napoletana e una prepotente vena poetica per cui scrisse numerose composizioni in versi e in musica che ottennero, a suo tempo, notevole successo di pubblico e l’ammirazione dei grandi autori del genere melodico.
Nel 1921, in una Piedigrotta torrese, organizzata alla Villa Favorita dal principe di Santobono, ottenne il primo premio con la canzone “Miglio d’Oro” che esaltava la bellezza di quel tratto di strada fra Resina e Torre, canzone che fu anche eseguita alla presenza dei Reali d’Italia.
Vinse più volte il primo premio della Piedigrotta napoletana con canzoni riservati ai carri folkloristici: nel 1933 con “ ’A Corallina”, vivace marinaresca cantata da una robusta voce maschile e un coro, che presenta, in una notte di luna, gli ardimentosi pescatori di corallo torresi intenti con la loro barca a trarre dal fondo del mare il prezioso corallo; nel 1935 con “ ‘e ricchezze d’o mare”, cantata da Ciro Sangiovanni; nel 1937 con “Musica a mare”, paesaggio marino fiabesco dove pesci canterini e pescatori si sostituiscono ai folletti delle favole; nel 1938 con “Piscatore ‘e curallo”, dopo un periodo di forzata esclusione (perché le canzoni torresi vincevano troppo spesso!), vinse ancora nel 1956 con “ ‘E tesore d’o Golfo” e nel 1961 con “ ‘A Regina d’o Mare”.
Simpatica figura di gentiluomo, don Peppino amava conversare con gli amici del suo vecchio amore, cioè delle belle canzoni di una volta.
Si spense silenziosamente, 85enne, il 21 marzo 1982.
Il figlio, Salvatore Flavio, col suo amico musicista Massimiliano Albanese, ha pubblicato nel 1994 il volume “Raimir, Giuseppe Raiola” che, dopo un paziente lavoro di recupero, raccoglie tutto un vasto materiale consistente in 45 poesie e ben 94 canzoni e titoli di canzoni lasciate dal padre stesso, trascurato e dimenticato, e che viene ora messo in luce e valorizzato per gli amatori della canzone napoletana, tanto che la personalità di don Peppino ne esce in tal modo assai più definita.

Ciro Di Cristo
Guida storico – artistica
di Torre del Greco
Edizione aggiornata al 2008.