Antonio Luisi

La classe più eminente a Torre dal ‘700 alla metà dell’ 800 fu costituita dal numeroso clero (60 sacerdoti secolari nel 1810). Tra questo spiccò Antonio Luisi. Nato nel 1774, fu filosofo profondo, teologo, letterato, poeta. Il suo genio fu principalmente satirico: dipinse con singolare vivacità e finezza il malcostume e le sregolatezze che al suo tempo facevano capolino a Torre. Quando, dopo l’eruzione del 1794, il cardinale Zurlo fondò la Collegiata di Santa Croce per stipendiare a proprie spese certi sacerdoti ridotti in miseria e furono nominati da lui 12 canonici e 12 ebdomadari più il preposito curato, quasi la metà del clero torrese rimasto escluso protestò contro la presunta illegalità della collegiata e il 19 ottobre 1796 dichiarò che i suoi componenti si erano “da sé staccati dal clero e costituiti in corpo separato “; per conseguenza il clero non insignito si sarebbe organizzato indipendentemente, deliberando ” unanimiter di non mai associarsi con i cosiddetti canonici ed ebdomadari in nessuna funzione religiosa sia in chiesa che fuori “. Il Luisi, dotto, rimasto escluso fu il più acceso protestatario e si adontò tanto che si scagliò con epigrammi e motti contro quei prescelti ritenuti indegni perché ignoranti. Nel 1831 scrisse trentatrè “Satire”, in latino e in italiano, contro gli ipocriti, gli adulatori, i medici incompetenti, i causidici verbosi, gli epicurei, i giudici venali e corrotti, i dispregiatori della lingua latina. Nel 1834 pubblicò a Napoli i “Carmina”, mirabili per costruzione e finezza di forma che contengono, in versi latini, epigrammi sulla Verità della Religione Cristiana, la Storia del Vecchio e del Nuovo Testamento e un carme sul Trionfo della Vera Religione; nel 1841 le ” Rime accentate”, dedicate agli ipocondriaci, dai versi abbastanza pesanti e dal ritmo irritante. Mentre continuava a puntare il suo bersaglio infocato, forse alcuni preti gli fecero capire che doveva frenarsi, ma egli rispose con l’ode       ” Dies Irae” in versi latini, altro violento sfogo contro certi preti che si accaparravano ogni lucro e privilegio, abbandonando a se stessi quelli poveri che non avevano la fortuna di essere aiutati. Il cardinale di Napoli lo rimproverò ed egli chiese venia. La sua popolarità si diffuse: fu nominato socio dell’Accademia Pontaniana e dell’Accademia Tiberina. Morì il 4 settembre 1841. A lui è intitolata la strada che dall’angolo di via Beato Vincenzo Romano e Corso Umberto scende sulla via Cavour.

Ciro Di Cristo

Guida storico- artistica

di Torre del Greco

ediz. aggiornata al 2008.