Francesco Balzano

Di Francesco Balzano così scrive nel 1688  il contemporaneo Biagio Aldimari, avvocato napoletano, includendolo nelle sue “Vite degli uomini illustri napoletani di ogni professione” : “Nacque nel 1631 e si può dire che nascesse poeta mentre fin da fanciullo ebbe sì familiari le Muse toscane e napoletane che pare che quelle gli avessero infuso il loro poetico spirito. Si ritrova all’età di 56 anni, vive da gentiluomo, di gentilissimo costumi, faceto, ma grave, acuto e pronto nei motti, intendente delle erudizioni antiche. Vive, ma non con le ricchezze con le quali vissero i suoi passati, mentre la fortuna, invidiando le sue comodità, da ricco che era in poche ore lo fece povero perché, possedendo  egli circa 800 moggia di terreni arbustati di perfettissimi vini nel territorio di Torre nel luogo detto ” La Difesa” (=Torre di Bassano, n.d.r.) del valore di 90.000 ducati, il fuoco del Vesuvio del 1631 l’incendiò tutto; talchè oggi possiede il terreno ma incolto e con poco frutto. Possiede nella Torre, oltre ad altri effetti, la casa cospicua che fu di Lucrezia D’Alagno, contessa amata del re Alfonso I d’Aragona, da me vista e ammirata la quale è bel palazziata, ma in buona parte diruta. Il suo giardino che era molto spazioso è pervenuto alla Casa Santa dell’Annunziata, è censurato per edifici, conserva ancora il nome dell’orto della contessa. Si ritrova aver composto la storia di Ercolano sua patria, un famoso poema dell’ “Odissea” in dialetto napoletano, distinto in 24 canti, in ottava rima, che tiene manoscritto per darlo alla luce, il “Calascione” , sonetti napoletani e in lingua italiana e altre opere”. Il Balzano dice anche che ” la sua gente, perduti stabili e armenti che erano alle falde del Vesuvio durante la stessa eruzione del 1631, rimase proprietaria di altri beni di maggior valore in altre parti del monte, dove il fuoco e le lave non giunsero”. La storia di Ercolano che è ” l’antica Ercolano, ovvero la Torre del Greco tolta dall’oblio”, pubblicata nel 1688, è un libro di 124 pagine che fa la storia di Torre del Greco dall’antichità alla fine del secolo XVII e si svolge in tre parti. Nella prima che tratta dell’età antica egli, confortato dal fatto che nel territorio Torrese si vedevano al suo tempo ruderi di antichi edifici romani e si erano rinvenuti oggetti, sculture e statue, mentre il sito dell’antica Ercolano era ancora smarrito, crede che la nostra città sia sorta sul luogo dell’antica città distrutta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. E pertanto quando fa la storia antica di Torre fa quella di Ercolano: ” Vanta la nostra Ercolano, mia patria, molti antichi natali… e fu suo fondatore Ercole… Era sita la nostra su un promontorio esposto al mare, come abbiamo inteso da Dionigi di Alicarnasso, luogo dalle eruzioni del Vesuvio coverto; nulladimeno si può scorgere dalle antiche rovine e vaghi edifici che in parte si vedono quella (Ercolano) essere stata nel luogo dai Torresi chiamato Sora, mezzo miglio in circa distante dall’odierna Torre, con buona ragione ivi edificata dandole il promontorio comodità di sicuro porto. Come similmente sta oggi situata la presente Torre dopo la rovina dell’antica Ercolano… “. L’autore parla ancora delle varie acque che scorrevano nel territorio e del fiume Dragone che, secondo la testimonianza di Leonardo Aretino (1374-1444) nasceva dalle falde del Vesuvio, ma in seguito a qualche eruzione rimase sommerso dalla lava vulcanica e si ridusse in rivoli sotterranei e scarsi che giungevano fino al mare. Cita inoltre ruderi di età romana che si vedevano nelle località Scappi, Boccea, Calastro, un bassorilievo marmoreo raffigurante Orfeo ed Euridice rinvenuto nel 1640 circa e acquisito dal vicerè don Ramiro di Guzman. Nella parte seconda è la storia medievale  e moderna, con brevi accenni alle invasioni barbariche, nel territorio, alla costituzione della monarchia con i Normanni, gli Svevi, gli  Angioini  e gli Aragonesi. La città, risorta sulle rovine, nello stesso sito antico, acquistò il nome di Torre del Greco al tempo della regina Giovanna I d’Angio (1342-1381) con l’occasione dei sui vini greci, arricchita di queste piante da un romito che qui si trasferì dalla Grecia. Con gli Aragonesi Torre, insieme a  Resina, Portici e Cremano, fu capitanata dl 1454 dalla famiglia Carafa di Ruvo, passò nel 1574 ai Carafa di Stigliano fino Nicola Maria di Guzman, figlio di donna Anna Carafa. Segue la narrazione di avvenimenti notevoli quali l’eruzione vesuviana del 1631, la rivolta antispagnola del 1647, la peste del 1656, delle condizioni politiche, sociali ed economiche della città nel Seicento. La terza parte racconta della leggendaria venuta di San Pietro apostolo a Calastro, descrive le chiese cittadine e fa la storia delle eruzioni vesuviane dall’antichità al 1631, 1680, 1682,1685 delle quali ultime l’autore stesso è contemporaneo. E’ incerto l’anno della sua morte, probabilmente nell’ultimo decennio del secolo. A lui intitolato un viale come traversa di via G. Marconi.

Ciro Di Cristo
Guida storico – artistica
di Torre del Greco
Edizione aggiornata al 2008